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Visualizzazione dei post da Marzo, 2018

Storie vere di ragazzi sfortunati

Sono colpevole di rabbia.
Rabbia accumulata in anni.
Mesi e giorni.
Ore.
Minuti.
E più che mai interminabili secondi vissuti innanzi ad orribili messe in scena da spettatore inerme.
Giammai vile.
Di sicuro impotente.
Ma non cieco.
Magari lo fossi stato.
Non per chi amo, ma almeno per me.
Per il mio giovane cuore massacrato che, per buona sorte o meno, ancora batte.

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Storie vere di razzismo verso i Rom

Venerdì 13 giugno, 2014.
Pierrefitte-sur-Seine, Francia.
E’ notte.
Sono sul divano, davanti alla tv.
Solita roba, sempre la solita roba già vista.
Ho bevuto e fumato, non ricordo quanto.
Non importa.
Almeno stanotte conta poco.
Non vieni a letto? Fa mia moglie.
Non rispondo.
Mi alzo dal divano e spengo la tv.
Quindi raggiungo l’ingresso e prendo il borsello.
Controllo.
Sì, c’è.
E’ tutto il giorno che lo faccio.
Non ho mai avuto un passamontagna.
Ho bisogno di guardarlo, di ricordarmi che ce l’ho.
Di ricordarmi perché l’ho comprato.
Prendo le chiavi dell’auto ed esco.

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Storie vere di esecuzioni capitali

Nelle storie ci siamo tutti.
Nelle nostre, è ovvio.
In quelle di chi amiamo.
Altrettanto scontato.
Nelle vicende di coloro che sogniamo e ammiriamo.
Sì, anche lì siamo presenti.
Inaspettati protagonisti.
Perché senza di noi non avrebbero ragione di esistere.
Privilegiate vite nel firmamento delle umane divinità.
Umanissime, a dirla tutta.
Siamo altresì nelle storie della gente che ci sfrutta.
E che si approfitta di noi, lucrando sulle nostre cecità.
Se ne accorgono meglio laddove alziamo la testa, ma questo accade ogni giorno che passa meno di frequente.

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Storie vere di bambini alieni...

Cerca di capire i nostri limiti, innanzi alla pericolosa miscela.
Ancora oggi, laddove sia presente in una bambina, o futura donna che sia, vien temuta come la più potente arma di liberazione di massa.
Noi temiamo gli alieni, sì.
E il più delle volte facciamo di tutto per isolarli e provocar loro sofferenza.
Ma non quelli che piovano dal cielo nei racconti o minino il nostro futuro tra gli effetti speciali dei film.
Quelli siamo noi travestiti, in realtà.
Gli extra umani che la nostra società si ostina a escludere dall’album familiare vivono accanto a noi, e come te sono in credito delle nostre scuse, come minimo.
Siamo noi i loro invasori.

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Storie vere di famiglie

E’ uno scambio di aspirazioni, mancate per caso o per delitto.
No, proprio no, anche qui.
Lo scambio presuppone un interesse pregresso e questo svaluterebbe la qualità principale dell’atto in sé.
Spontaneità.
Indicibile spontaneità.
Potrebbe essere una reciproca gratificazione?
No, eh?
Già, la temperatura della frase è scesa ai limiti.
L’asticella del termometro va tenuta in alto, senza esagerare, ma, come la naturalezza del movimento, anche il calore risulta essenziale.
Requisito fondamentale, prima e dopo, figuriamoci durante.
Nondimeno, a pensarci bene, se c’è un prima e un dopo, questo vorrà pur dire qualcosa.
Prima e dopo presuppongono un cammino, un viaggio, un salto in avanti.
O indietro.
Come in una storia.

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Storie vere d'amore

Vostro onore,
Signore e signori della giuria,
E più che mai voi altri, platea silente, ma non meno importante.
Eccovi il sentito discorso che ho ier sera preparato a vantaggio del mio assistito.
No, l’accusa non si affanni ad opporsi.
Nessun errore.
Non v’è alcun refuso nella mia introduzione.
Se al maschile ho coniugato il lemma che in qualche modo dovrebbe rappresentare la giovane, la cui presunta colpa siamo qui, oggi, ad esaminare, è per una ragione fondamentale.
Centrale, in ultima analisi, nell’essenza del mio ragionamento.
Dovrebbe, ho detto, e questo non è stato affatto frutto del caso.
Presunta, ho aggiunto, e anche questo è aggettivo quanto mai scelto con cura.
Sì, perché la giovane Houda non ha alcun bisogno del mio appoggio.
In breve assistere.

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Storie vere di tifosi

Figlio mio,
chiudi gli occhi.
E soprattutto ottura con decisione le orecchie.
Non sentire il fischio dell’odiata figura di nero vestita.
Che spesso se ne torna a casa con la valigia piena di insulti.
Leggi pure come il più onesto tra gli arbitri delle nostre sorti.
Non credergli.
Non credere a quel che racconta il tabellone.
Apri gli occhi, adesso, ma non credere a quel che vedi.
Libera le orecchie e ascolta me.
Perché non è ancora finita.
Certo, lo so, il momento è terribile e non possiamo più fare cambi.
Siamo qui e qui resteremo.
Per sempre.
Ma questa è una fortuna, sai?
Possiamo ancora farcela.

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Storie vere di padri e figli

E va bene.
Facciamo che abbia perso, figlio mio.
Facciamo che non vincerò mai.
Che il massimo che otterrò sarà la compassione per un altro pazzo nel mondo.
Infettato da un’ossessione folle come tante altre.
Quella di riabbracciare te.
Ago adorato confuso nel più triste pagliaio.
Con ventimila sogni infranti intrecciato.
Facciamo che sia davvero così, che vada la vita.
Che i pazzi siano davvero tali e che esistere a lungo voglia dire terra ferma sotto i piedi, tasche piene e mani abili.
Nell’afferrare l’afferrabile, altro che meravigliosi fantasmi.
Allora vorrà dire che non potrà che andar peggio.
Lo so che così funziona.

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Storie vere di razzismo

Il mio nome è Glenn Ford e ho 64 anni.
No, non sono l’attore, che poi è morto da tempo.
Sono l’altro.
L’altro famoso oggi.
Ho qualcosa in comune, con lui, però.
Sono un uomo libero.
Perché tale sono nato e non perché lo ha decretato qualcuno.
Ma non sempre è stato così.
Nondimeno, lo sono di nuovo ora, 2014, Stati Uniti d’America.
E sono nero.

Mi chiamo Glenn e sono venuto alla luce nel 1950.
Io ci sono nato, nero.
Nel 1950 le scuole, i luoghi pubblici, gli autobus e i treni erano ancora spaccati a metà da un invisibile idiota sotto forma di muro.

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Storie vere sui diritti umani

Le parole sono inutili.
Da sole.
Sono solo.
Parole.
E hai voglia a scriverle e raccontarle.
Gridarle a perdifiato e a mormorare tra te e te che l’hai detta grossa, bella e profonda.
Guarda, a scanso di equivoci e contro il mio stesso interesse, lo metto or ora nero su bianco: lo sono per prime queste che leggi.
Frasi prive di valore.
Fermati pure qui e lo capirò. Hai ragione, avrai avuto le tue ragioni, abbiamo ragione tutti, se ci pensi.

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Storie vere dagli Stati Uniti

C’erano una volta quelli che avevano ragione.
Che l’hanno ancora.
Che, poi, sono tutti.
Perché tutti, nel profondo, sanno di aver ragione.

Quelli che oggi rinfacciano che allora la morte di stato la meritasse, eccome se la meritasse.
La donna che un tempo è stata un’adolescente.
Un’adolescente, ma pur sempre assassina.
E quando lo sei una volta per molti lo sarai per sempre.
Sia adolescente.
Che assassina.

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Storie vere di donne coraggiose: Marielle Franco

Franco, 38 anni, era una attivista ritenuta rivoluzionaria, diventata portavoce delle persone svantaggiate che vivono nelle favelas, ospitanti almeno un quarto della popolazione di Rio de Janeiro, dove la povertà strisciante, la brutalità della polizia e le sparatorie con le bande di droga sono di norma.
La storia di una, le storie di tutte.
Di donne e uomini, di ogni età e altre inezie, come colore della pelle e orientamento, collocazione geografica e storica.
Che tu sia in piedi, con il dovuto rispetto, o seduto, con altrettanto sgomento, ovvero con tutta l’indifferenza del mondo innanzi all’ennesima cancellazione del personaggio migliore dal comune racconto, la sostanza di quest’ultimo rimane immutata.

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Storie vere di esecuzioni capitali

Nelle storie ci siamo tutti.
Nelle nostre, è ovvio.
In quelle di chi amiamo.
Altrettanto scontato.
Nelle vicende di coloro che sogniamo e ammiriamo.
Sì, anche lì siamo presenti.
Inaspettati protagonisti.
Perché senza di noi non avrebbero ragione di esistere.
Privilegiate vite nel firmamento delle umane divinità.
Umanissime, a dirla tutta.
Siamo altresì nelle storie della gente che ci sfrutta.
E che si approfitta di noi, lucrando sulle nostre cecità.
Se ne accorgono meglio laddove alziamo la testa, ma questo accade ogni giorno che passa meno di frequente.
Leggi come la tanto sottovalutata ultima risorsa degli schiavi inconsapevoli.
In breve, rivoluzione.

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Storie vere di assassini

Che il cielo, la terra, o qualsiasi cosa voi preghiate, benedica la prova del DNA.
Che riporta alla luce una vita.
Moncata della giovinezza e di un’infinità di attimi.
Magari non tutti sereni.
Ma potenzialmente tali.
E per i poveri e poco istruiti di questo mondo la serenità è il vero oro nero.
Nero, già, colore che ricorre sovente, quando si parla di ingiustizia nel cosiddetto mondo libero.

Leggono.
Ascoltano, senza commentare.
In qualche luogo di questo pianeta.

E così vengono a sapere che Henry ha dichiarato di non provare alcuna rabbia.
Che dopo tutti questi anni sottratti impunemente non ha ira nel cuore.
La vicenda si diffonde in poche ore sui media.

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Storie vere di incubi

Chiameremo il senatore Mister White.
Così, giusto per rammentarci il numero di Blacks che al contempo affollano il braccio della morte nella terra delle opportunità.
Quella notte il nostro si svegliò di soprassalto, urlando a squarciagola madido di sudore.
Seduto sul letto, guardò le mani sul cuscino rattrappito e pianse.
Di sollievo pianse.
Un incubo.
Capita anche ai senatori, che si chiamino o meno Mister White.
L’inquietante racconto dell’inconscio era iniziato in sordina, con un prologo banale.
L’uomo si era ritrovato in una scena arcinota.
Microfono ad un soffio delle labbra e platea attenta e silenziosa.
Non sia mai il contrario, allorché il senatore andasse in scena.
Solite parole di usuali discorsi da semina pre voto.

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Storie vere sulla pena di morte: il più vecchio

Il detenuto più vecchio è morto.
La storia in una frase, un titolo, ma anche una chiave per dare un senso al resto.
Un mucchio di parole trascurate, raggruppate nel mezzo della stanza con la ramazza, pronte per salire a bordo del solo mezzo di trasporto possibile nell’unico viaggio concesso. Sulla paletta verso il cestino o, al peggio, sotto il tappeto.
Ma mettiamo caso che il congegno si inceppi. Capita, sovente capita e magari non fa notizia, ma questo non vuol dire che non sia accaduto.
Questo non vuol dire che tu non possa crederci.
Mettiamo di avere tra le mani quella stessa chiave e con essa il tempo e la voglia di vederlo, quell’irrilevante resto.
Mettiamo di scavare tra le polveri dimenticate e leggere storie minori.
Di un bambino che subisce abusi in casa.

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Storie vere di animali dispersi e ritrovati

Eccomi qua, Mike.
Eccoci di nuovo insieme.
Ops, mi correggo.
Senza di nuovo.
Via, cancellato.
Eccoci insieme.
Cosa ho fatto in questi otto anni?
Scusa, di cosa stai parlando?
Mi vedi cresciuto? Invecchiato? Appesantito dal tempo e dalle pulci?
Amico, pure te mica sei Dog Pitt.
Chi? Il cocker fascinoso su tutte le copertine, novello marito di Cagnolina Jolie.
No, non offenderti.
Questo è un giorno di festa.
Come lo era ieri e lo sarà domani.
Con in mezzo tutto.
E nulla, ora.
Nulla, ora.

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Storie vere di amicizia

L’ottavo è sul bordo del letto a scorciarsi la barba, l’aveva promesso alla moglie e non vuole deluderla.
Se mi ami, ti radi, gli aveva scritto l’ultima volta.
Se ti amo, guardami, parla per lui lo specchio che ha in mano.
Dopo pallose carte e bussole, il nono legge finalmente un romanzo d’avventura, il primo da quando sono salpati.
C’è voluto un sogno per dedicare tempo a quelli degli altri.
Il decimo ha gli occhi incollati al periscopio e cerca sirene, perché se non le trovi nei sogni di cosa stiamo parlando?
L’undicesimo è una sirena, ovvero si è vestito come tale.
Ditemi voi se esista momento migliore per svelare segreti.
Il dodicesimo racconta storie a tutti, anche a chi non le vuol sentire. Non è mai stato capace, è solo che se le è ricordate tutte assieme.
Il tredicesimo non sogna, dorme e russa come uno squalo bianco raffreddato.
No, dico io, restateci voi dieci ore a lucidar la sala macchine e poi ne riparliamo.

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Storie vere di malati terminali

La morte.
Ma che ne so io della morte?
Sono un gatto.
Ma qualcosa so.
O forse è un’altra che ignoro.
Dov’è finito Edwin?
Chi è Edwin, dite?
E’ l’uomo con cui vivevo.
L’uomo che era lì, nel letto.
Quello nuovo, non l’altro.
Alla vecchia casa.
Quello di questo posto, qui.
Nella nuova.
Era lì, sotto le coperte, silenzioso.
Gli occhi chiusi.
Immobile.
Ma che conta, del resto?
Non è il guardare, la prova dell’esistenza?

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Storie vere di ragazze

Mi hai salvato, sì, lo hai fatto.
Ogni giorno della nostra vita insieme.
Donandomi una parentesi perfetta in una normalissima eternità.
Perché quelli come noi, che hanno davvero avuto cura l’uno dell’altra, sanno molto bene che il tempo che vale deve avere un inizio.
E una fine.
Il problema, semmai ce ne sia uno, è che possiamo scrivere solo il primo.
I the end di questo mondo, il sipario che chiude, i titoli di coda, non ci riguardano.
La fine, qualunque essa sia, possiamo solo viverla con la stessa forza e passione con la quale abbiamo interpretato le scene precedenti.
Leggila come la coerenza delle star che vincono il tempo.
Le attrici meravigliose che, innanzi alle aspiranti del momento, ti costringono a dire la solita frase.
Ah, be’, ma lei era un’altra cosa.
Tu lo eri.
Perché mi hai salvato con uno sguardo, quel giorno o quella sera, non importa quando.

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Storie vere di sport

Perché quello che fa la differenza, al fischio finale, non sono le incontrovertibili statistiche.
L’arrogante medagliere e le assordanti bacheche.
Le stelline sul petto e le foto in copertina di roba che tutto ha a che fare fuorché il bello che ci unisce.
Il gioco.
Quello che conta davvero, che rende noi altri unici, sono le ferite sulle ginocchia, sempre nello stesso punto, mai stanco di mostrare il rosso con orgoglio.
La maglietta fradicia di quella miscela preziosa, i cui ingredienti sono indispensabili alla resa.
Sudore, è ovvio.
Pioggia, è naturale.
E coraggio, già, proprio lui.
Quello di tirare il rigore quando anche i veri fuoriclasse si allontanano e rimani solo tu.
Che fuoriclasse non lo sei mai stato e, probabilmente, mai lo sarai.

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Storie vere di amicizia

Eroe, leggo tra i titoli, così viene chiamato l’uomo.
Approfondendo i dettagli del fatto, scopro che la piccola, di nome Jihan, è figlia di un cittadino di origine marocchina, Abdelhamid Haddach, il quale desidera ringraziare personalmente il camionista.
La seconda notizia su cui mi soffermo riguarda le origini di quest’ultimo.
L’eroe, Ion Purice, è rumeno o romeno, a seconda dei giornali.
Sì, anche questo fa notizia, qui da noi.
E laddove in rete avevo letto solo approvazione e applausi, tra i commenti della prima buona novella, in quelli della seconda trovo frasi sconcertanti.
In più di una ho trovato persino persone che accusavano l’ormai presunto eroe di aver fatto una manovra quanto mai avventata, mettendo a rischio gli altri automobilisti.
Quelli doc, insomma.
Possibilmente non rumeni o marocchini.
E allora torniamo alla premessa, vi va?
Facciamola, una volta per tutte, questa benedetta sottrazione.

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Storie vere di razzismo in Italia

Si passa da prima gli Italiani, ognuno a casa propria, noi non siamo razzisti perché abbiamo anche il senatore nero razzista, ecc., a noi non siamo razzisti come voi, ma ci stiamo lavorando e un ministro nero noi ce l’avevamo, ma poi abbiamo capito che non buca lo schermo, e così via.
Questa folle e posticcia controversia intorno al nulla è la sintesi delle rispettive campagne elettorali che ci conduce alle osservazioni seguenti, le quali si fondano sui numeri, cioè i fatti, indiscutibili e inopinabili.
Nel paese democratico, al netto dello straniero invasore, degli aventi diritto di voto (51 milioni di cittadini, l’84% della popolazione totale di 60,5 milioni di persone), si è presentato alle urne il 73%, ovvero circa 37 milioni.
Da cui, sommando i non aventi diritto (9,5 milioni, 16% della popolazione totale), agli assenti dal voto (14 milioni, il 27% degli aventi diritto), l’esito delle consultazioni non rappresenta necessariamente il pensiero di ben 23,5 milioni, ovvero il 39% del…

Storie vere di ragazze immigrate

Siamo un popolo invadente.
Lo siamo di natura.
Lo siamo perché lo dice la Storia, laddove il corpo menta.
Nondimeno, siamo altresì una specie incredibilmente invadibile.
Malgrado le manipolazioni del racconto mediatico e subdolamente interessato, la dimostrazione è chiara, come una semplice favola, buona anche per gli infanti.
Ogni giorno, ora, anche in questo preciso istante, ci lasciamo impossessare da parole inutili, da espressioni sgrammaticate e fuorvianti.
Da bugie, ci facciamo fottere il cervello e il cuore, come se fossero la stessa cosa, da menzogne puerili e scardinabili al primo refolo di intelletto.
Ma ci piace così, perché così fan tutti, e allora?
Perché mettersi di traverso alla berciante coda sull’asfalto?
Non vogliamo rimaner soli, perché temiamo il silenzio quasi come noi stessi.

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Storie vere di incendi

Io contro il fuoco.
Io, da solo, ricoperto di stracci, in piedi.
A lottare contro il fuoco.
Sembrerò ridicolo, a te, rigorosamente alle mie spalle.
In modo che ascolti le tue parole.
Ma non veda i tuoi occhi.
Soprattutto, evitando che tu scorga i miei.
Solo contro il fuoco, con un solo secchio d’acqua, che in pochi secondi diverrà uno dei tanti contenitori vuoti della mia difficile esistenza.
Le tasche come l’armadio e i cassetti, un fantomatico conto in banca e le pagine che mancano al mio addio al racconto globale, leggi pure come quel che resta da scrivere.

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Storie vere di gente scomparsa

Così, ci siamo.
E’ l’ora.
La nostra.
Di una storia, anche.
Di un addio, forse.
Di un arrivederci, magari.
Di un sogno, indubbiamente.
Di molti, racchiusi in uno.
Orsù, leggiamoli insieme e stringiamoci accanto ai dispersi per darci la reciproca buonanotte, con la speranza, giammai la certezza, di rincontrarci al mattino seguente.
D’altronde, chi può dire di averla davvero?
Il primo si libra danzando innanzi a una platea di terraferma che può solo ammirare chi non tema le onde.
Il secondo sorride, perché si fida del Principio di Archimede applicato alla fantasia: un sogno immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari all’impossibilità di realizzarlo.

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Storie vere di invasioni

Siamo un popolo invadente.
Lo siamo di natura.
Lo siamo perché lo dice la Storia, laddove il corpo menta.
Nondimeno, siamo altresì una specie incredibilmente invadibile.
Malgrado le manipolazioni del racconto mediatico e subdolamente interessato, la dimostrazione è chiara, come una semplice favola, buona anche per gli infanti.
Ogni giorno, ora, anche in questo preciso istante, ci lasciamo impossessare da parole inutili, da espressioni sgrammaticate e fuorvianti.
Da bugie, ci facciamo fottere il cervello e il cuore, come se fossero la stessa cosa, da menzogne puerili e scardinabili al primo refolo di intelletto.

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Storie vere di incendi

Io contro il fuoco.
Io, da solo, ricoperto di stracci, in piedi.
A lottare contro il fuoco.
Sembrerò ridicolo, a te, rigorosamente alle mie spalle.
In modo che ascolti le tue parole.
Ma non veda i tuoi occhi.
Soprattutto, evitando che tu scorga i miei.
Solo contro il fuoco, con un solo secchio d’acqua, che in pochi secondi diverrà uno dei tanti contenitori vuoti della mia difficile esistenza.
Le tasche come l’armadio e i cassetti, un fantomatico conto in banca e le pagine che mancano al mio addio al racconto globale, leggi pure come quel che resta da scrivere.

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Storie vere di valanghe

Li guardiamo con affetto e comprensione.
Siamo in pena per loro ma al contempo gioiamo per
il loro respiro, l’abbraccio con i salvatori, il ritorno a casa, tra noi.
Che siamo da qualche parte e guardiamo e leggiamo di loro.
Di quelli che non ce l’hanno fatta e contiamo.
Quelli rimasti indietro, il peso del dolore, del vuoto riempito dalla valanga, sì.

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