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Il castigo per Harper Nielsen è un onore

C’era una volta il posto dove rimaner seduti.
Quando tutti gridano e blaterano folli stupidaggini e ottuse bugie.
Anche se dovessero nascondere il proprio senso di colpa sotto una canzone popolare.
Come potrebbe essere un inno nazionale.
C'erano una volta coloro che in passato hanno percorso la parte scomoda della via.
Quando tutti stavano marciando sul rassicurante sentiero obbligato.
Anche qualora comportasse camminare sulla vita e il mancato futuro delle loro vittime.
Come la vacillante memoria di molti governi colonialisti.
C'erano una volta le persone coraggiose che compiono ancora quella scelta.
Mentre politici poveri di intelletto e impauriti insegnanti cercano di proteggere la propria vergogna usando il loro potere.
Anche avvalendosi di ogni sforzo.
Come molti hanno fatto prima di loro.
C'era una volta in Australia una bambina di nove anni di nome Harper Nielsen, che si rifiutò di alzarsi in piedi e cantare le nazionali rime, protestando in nome del popolo indigeno…
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Lalu Muhammad Zohri: il campione senza scarpe

C'era una volta un sognatore.
Un ragazzo che difficilmente avrebbe potuto immaginare di comprarsi un paio di scarpe da corsa.
Una creatura la cui anima stava andando così veloce da superare tutto.
I limiti del corpo e della dura realtà.
C'era una volta un campione.
Il vincitore della gara maschile dei 100 metri al campionato IAAF mondiale under 20 a Tampere in Finlandia.
C'era una volta una vita di soli diciotto anni.
Il primo indonesiano a vincere una medaglia in quel torneo.
Ma non fu il primo a sperarlo.
Non mi riferisco al podio.
O ai flash delle fotocamere.
Nemmeno all'oro brillante.
Piuttosto, c'era una volta un intero mondo di persone che meritano semplicemente la possibilità di correre.
E mostrar talenti e valore.
Sii paziente, amico mio, e molti altri tra loro arriveranno in pista...

Leggi anche Storie e Notizie di oggi

Non sono i migranti a uccidere in Italia ma un blocco di marmo

C’era una volta un paese, o parte di esso, che non è sulle prime pagine dei giornali.
Non ne troverete menzione tra le ottuse grida del Ministro dell’interno, ma tu leggi pure come il burattinaio del governo a cinque stelle nere.
Un paese dove un operaio di 37 anni, Luca Savio, è deceduto quest’oggi, lasciando una moglie e una figlia, dopo esser stato assunto con un contratto di soli sei giorni.
Un paese, già, dove lavorando in una cava si rischiaun infortunio ogni due giorni.
C’era una volta un paese dove negli ultimi dieci anni ci sono statetredicimila morti sul lavoro.
Esatto, il lavoro, che oramai non è neppure più nei proclami elettorali e negli slogan di mantenimento del potere.
C’era una volta, difatti, un paese in cui le condizioni miserrime in cui moltissime persone cercano di portare a casa il pane per la propria famiglia non fa più notizia.
Perché il problema sono gli immigrati, perfino quando sono ancora in mare aperto.
Ma a uccidere speranze e serenità della povera gente …

Storie vere sulla morte e la vita

Per una vita che se ne va, ce n’è sempre un’altra che arriva. E’ vero, è matematico, almeno una ce n’è.
Magari non è qui, davanti a noi. Non sappiamo chi sia e non abbiamo idea di quanto vivrà.
Se sarà di destra o di sinistra, della Roma o della Lazio. Tutto potrà diventare, anche la persona peggiore del mondo.
Potrà fare le cose più deprecabili, potremo odiare ogni cosa che dirà, qualsiasi gesto farà, ma non potremo farci nulla.
Perché quando una vita se ne va, c’è n’è sempre un'altra che arriva.
Possiamo ergere i confini della nostra fortuna fino al cielo e gridare a squarciagola tutta la nostra vigliaccheria di fronte al coraggio di un solo uomo capace di invadere un paese e non riuscire a far altro che convincerlo ancora di più che venire da noi era la cosa giusta da fare.
Perché il nostro parere conta poco. La vita si spegne e si accende dove vuole e come desidera a prescindere da noi.
Questa è ancora la fortuna del mondo.
Perché laddove una vita se ne va, c’è n’è sempre un’a…

Storie vere sui matrimoni misti

Qualcosa è cambiato nel 1967, è proprio il caso di dirlo.
In quello stesso anno un matrimonio misto rappresenta per la prima volta il tema centrale in un film di successo. Sto parlando ovviamente di Indovina chi viene a cena? Il film, per chi non se lo ricorda, era interpretato da Spencer Tracy e Katharine Hepburn nel ruolo dei genitori bianchi e da Sidney Poitier in quello dell’inaspettato genero nero.
La trama è semplice: Johanna, una giovane ragazza bianca americana, si innamora del dottor Prentice (alias Sidney Poitier), un nero conosciuto durante una vacanza alle Hawaii. I due pianificano di sposarsi e lei vuole tornare in Svizzera con lui. Il film è incentrato sul ritorno di Johanna a casa, a San Francisco, insieme al nuovo fidanzato che la ragazza porta con sé a cena per farlo conoscere ai genitori, e sulle reazioni della famiglia e degli amici.
Tutto finisce bene, con il più ottimista dei finali.
Certo, se il nuovo esotico arrivo in famiglia non fosse stato un bel dottore, col…

Storie vere di rivoluzionari

Jean-Baptiste du Val-de-Grâce nacque il 25 giugno del 1755 vicino Clèves, nel castello di Gnadenthal, da una nobile famiglia prussiana di origini olandesi, i baroni di Cloots.
Il piccolo Jean-Baptiste era un bambino vivace e caparbio, caratteristiche che mostrò sin dall’inizio, peraltro ereditate dal padre. La moglie di quest’ultimo era invece di altra pasta. Era di natura tranquilla e tollerante. Grazie anche alle origini agiate, la donna vedeva la vita come una passeggiata pomeridiana in campagna, satolli dopo un pranzo soddisfacente e sereni grazie ad un dolce riposino su un morbido letto con tanto di rassicurante baldacchino.
Proprio per queste ragioni il nostro aveva con la madre una corsia preferenziale, in quanto suo padre non mancava mai di riprenderlo e le frasi erano – in sintesi - sempre le stesse: Jean-Baptiste devi imparare a mantenere la calma, Jean-Baptiste devi accettare i tuoi limiti, Jean-Baptiste controlla gli istinti e, la più gettonata, Jean-Batiste, un giorno avr…

Storie vere d'amore

D’amore.
Se vuoi che le tue storie incontrino i favori del grande pubblico in questo paese devi scrivere d’amore, questo mi sentii dire un giorno.
La mia fortuna è che al mondo esistono molteplici tipi d’amore.
C’è l’amore per la rivoluzione. Una cieca infatuazione verso il cambiamento che, ancora prima di cercare di costruirlo, si sogna senza fatica ad occhi aperti, figuriamoci chiusi.
Mi riferisco all’amore di Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, ovvero Anacharsis, nei confronti di una Francia nuova e pura, esattamente come il sentimento che a lei lo ha legato.
Fino alla morte.
C’è l’amore per la giustizia. Una fame insaziabile se non cibandosi dell’unico che l’ha resa tale, il colpevole impunito che vive indisturbato sotto i nostri occhi silenti, tranne quelli di chi è stato colpito direttamente dal delitto.
E’ l’amore di Rita Schwerner che sfida e sconfigge il tempo che scorre, aspettando l’attimo giusto, più che mai giusto, per far pagare il conto ai responsabili, dal primo all’ultimo…

Storie vere di donne uomini e fotografie

E’ il 2018.
Trentatré anni dopo, ancora in Libano, a Beirut.
Nel mezzo del disegno, c’è ancora lei, Samar.
Con lei, Maher, il trafugatore di souvenir viventi. Con lui, la promessa mantenuta, quella di non dimenticare e, soprattutto, non far dimenticare.
Con entrambi, le difficili esistenze di popoli interi che si perdono e si ritrovano tra le immagini e le parole che restano.
Insieme alla speranza per tutti i frammenti che tutt’ora vengono strappati via dal cuore del mondo...

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Storie vere di bambini scomparsi

Ci son volute due decadi affinché il passo fosse compiuto del tutto.
Il balzo all’indietro, per i volteggiatori professionisti.
L’utopia che diviene tangibile, per le fortunate eccezioni alla grama narrazione comune.
Eccoci al triste racconto che mostra il miracolo del sole nella tempesta.
Io ti ritrovo, sussurrò il padre a fatica, sopraffatto dalle lacrime.
Noi ti ritroviamo, pensò con non meno commozione la madre, vinta da esse.

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Storie vere di ragazzi sfortunati

Sono colpevole di rabbia.
Rabbia accumulata in anni.
Mesi e giorni.
Ore.
Minuti.
E più che mai interminabili secondi vissuti innanzi ad orribili messe in scena da spettatore inerme.
Giammai vile.
Di sicuro impotente.
Ma non cieco.
Magari lo fossi stato.
Non per chi amo, ma almeno per me.
Per il mio giovane cuore massacrato che, per buona sorte o meno, ancora batte.

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Storie vere di razzismo verso i Rom

Venerdì 13 giugno, 2014.
Pierrefitte-sur-Seine, Francia.
E’ notte.
Sono sul divano, davanti alla tv.
Solita roba, sempre la solita roba già vista.
Ho bevuto e fumato, non ricordo quanto.
Non importa.
Almeno stanotte conta poco.
Non vieni a letto? Fa mia moglie.
Non rispondo.
Mi alzo dal divano e spengo la tv.
Quindi raggiungo l’ingresso e prendo il borsello.
Controllo.
Sì, c’è.
E’ tutto il giorno che lo faccio.
Non ho mai avuto un passamontagna.
Ho bisogno di guardarlo, di ricordarmi che ce l’ho.
Di ricordarmi perché l’ho comprato.
Prendo le chiavi dell’auto ed esco.

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